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Nebrodi Art Fest 2013, Festival-Camping autofinanziato e indipendente dei Nebrodi


Nebrodi Art Fest 2013, Festival-Camping autofinanziato e indipendente dei Nebrodi
Castell’ Umberto (ME) - Parco dei Nebrodi: Appuntamento dall’1 al 4 Agosto 2013.
La IV edizione del “Nebrodi Art Fest”, il Festival Indipendente con Musica - Arte - Cultura. Il Festival-Camping autofinanziato e indipendente dei Nebrodi che ha luogo sui Monti Nebrodi.
La quattro giorni del #NAF13 prevede spettacoli circensi, laboratori di riciclo e riuso, intrattenimento per i più piccoli e grandi spazi per il gioco.
Particolare attenzione è dedicata alla cultura interattiva dell’antimafia, con un museo a cielo aperto fatto di voci, immagini, comunicati. 
Tre i dibattiti tematici su: diritto del lavoro, spazi autogestiti e difesa e tutela del territorio.
Un spazio “workshop” che come i precedenti anni è di particolare stimolo e interesse.
Il vettore di tutto resta la musica, ci saranno infatti sette spettacoli “live” e 15 “Dj set”.
Il #NAF13, palcoscenico per artisti e dj affermati, dà spazio insieme a realtà musicali come:
General Leavy (UK), Tha Trickaz (FRA), MezzoSangue (ITA), Ipercussonici (ITA), Baciamo le mani (TA), anche ad artisti isolani e emergenti. In una splendida cornice immersa nel cuore dei nebrodi, si offrono spazi attrezzati per campeggiare, possibilità di fare il bagno nella piscina comunale oppure al mare, grazie ai servizi di navetta e bus.

In Sicilia la mafia non c'è più! Sgarbi ha ragione? - Video

Sgarbi, parlando ad una platea di giovani, dice che in Sicilia la mafia non c'è più, e non ci sono più mafiosi!
Il giornalista Mazzeo, indignato, gli urla che è una falsità ed è offensivo per i giovani presenti sentire parlare così.
Secondo te, chi ha ragione?

Imprenditrice sfida la mafia e chiede giustizia e dignità allo Stato

 Imprenditrice sfida la mafia e chiede giustizia e dignità allo Stato
“Non vorrei convincermi anch'io che denunciando i miei estorsori, esponenti del clan Madonia che taglieggiavano la mia palestra, abbia fatto il più grande sbaglio della mia vita”.
Esordisce così Valeria Grasso, coraggiosa imprenditrice palermitana che ha fatto arrestare i suoi aguzzini per poi ritrovarsi senza poter lavorare e costantemente minacciata, nello spiegare alla stampa il perchè del suo gesto.
Si trova incatenata di fronte al Viminale insieme all’imprenditore bivonese Ignazio Cutrò.
“Prima lavoravo, avevo tantissimi clienti e gestivo due palestre. Poi ho trovato il coraggio di denunciare le vessazioni che subivo da parte della mafia e in un sol colpo la cosca è stata smantellata; io ho perso tutto. Ho scritto alle più alte cariche dello Stato e sono stata ignorata, come fossi trasparente” racconta la Grasso.
“Per questo oggi sono qui davanti al Ministero dell'Interno in catene. Mi rimane solo la mia dignità - conclude - e per questo non andrò via di qui finchè lo Stato non mi ridarà la mia vita e il mio lavoro”
(fonte: www.sicilianews24.it)

Libera Terra: un marchio di libertà e riscatto per la Sicilia


Libera Terra: un marchio di libertà e riscatto per la Sicilia
Libera Terra è il marchio che indica le produzioni biologiche sulle terre liberate dalla mafie in tutta Italia e date in uso alle cooperative sociali che aderiscono al progetto. Gli obiettivi sono stimolare la nascita di un circuito di economia legale, libera e giusta nel massimo rispetto del lavoratore e dell'ambiente, restituendo valore alle terre che appartenevano alle mafie e rendendo i frutti accessibili a quanti più cittadini possibile. Le più giovani cooperative, Pio La Torre di San Giuseppe Jato (Pa) e Terre di Puglia di Mesagne (Br), sono unite alla Placido Rizzotto di San Giuseppe Jato (Pa) e alla Valle del Marro nel Comune di Gioia Tauro (RC) nella società consortile Libera Terra Mediterraneo.
Vini, pasta, legumi, olio, miele, conserve: sono solo alcuni dei prodotti che vengono dalle cooperative in Sicilia, Puglia e Calabria.

Libera Terra

Sicilia Feisbuk

MAFIA: VITTIME PIZZO COLLABORANO, 4 ARRESTI A PALERMO

I carabinieri del comando provinciale di Palermo hanno fermato quattro presunti esponenti del clan mafioso di Resuttana. Sono accusati di associazione mafiosa ed estorsione. Il provvedimento di fermo, emesso dalla Dda di Palermo, si è reso necessario per interrompere l'attività estorsiva degli indagati e la loro possibile fuga.

Tra gli aspetti importanti del blitz, la collaborazione di numerose vittime del racket che, rompendo il tradizionale muro di omertà, hanno ammesso di avere subito le richieste di denaro, fornendo anche nuovi spunti agli inquirenti. L'inchiesta, condotta dal nucleo investigativo del reparto operativo dei carabinieri, è la prosecuzione di una più ampia attività di indagine che, negli ultimi mesi, ha portato all'arresto di 33 tra boss e gregari del mandamento mafioso di Resuttana e al ritrovamento dell'arsenale dei capimafia Salvatore e Sandro Lo Piccolo.

Un importante contributo all'indagine è stato dato dal neocollaboratore di giustizia Manuel Pasta che ha aiutato i carabinieri a ricostruire la mappa delle estorsioni nel mandamento. L'inchiesta è stata coordinata dai pm della Dda Lia Sava, Marcello Viola, Francesco Del Bene, Anna Maria Picozzi e Gaetano Paci.

In cella sono finiti Marcello Campagna, 43 anni, dipendente di una società di vigilanza; Massimo Di Fiore, 36 anni; Pietro Pipitone, 30 anni; e Diego Ciulla, 49 anni, commerciante che, secondo gli inquirenti, riscuoteva il pizzo per conto del clan.

C'era anche l'ex giocatore del Palermo Gaetano Vasari, che ora gestisce un panificio, tra le vittime del racket delle estorsioni gestito dal clan mafioso di Resuttana. Il particolare, rivelato agli investigatori dal neo pentito Manuel Pasta, emerge dall'indagine dei carabinieri che oggi ha portato al fermo di 4 presenti esponenti della cosca.

L'estorsione, svelata dal collaboratore di giustizia, è stata confermata dall'ex ala del Palermo che ora ha un'attività commerciale vicino allo stadio. Il giocatore, che ha negato di avere subito danneggiamenti dalla mafia, ha però, raccontato di avere ricevuto la visita di due persone che gli avrebbero chiesto i soldi per i familiari dei detenuti, classica formula usata dal racket del pizzo. Vasari, temendo ritorsioni, gli avrebbe dato 1.000 euro.

Scarpinato a Palermo: "La Mafia si sconfigge dando lavoro onesto e dignità sociale"

Si riferisce a Sabato 13 Marzo 2010 (fonte: sicilianews24.it)
Palermo - Ieri sera era piena la Bottega dei Sapori e dei Saperi della Legalità di Palermo, piena di gente che aveva voglia di ascoltare il magistrato Roberto Scarpinato. L'incontro è cominciato alle 21 puntuale e puntuali sono iniziati anche gli altri due incontri in videoconferenza da Milano, dove c'era Gherardo Colombo e da Torino, dove c'era Giancarlo Caselli, tutti e tre gli incontri vertevano sul tema: "La lotta alle mafie: un appuntamento rimandato".

Quella di Scarpinato è stata un'analisi precisa e attenta dei fatti con tutti i riferimenti storici e con le conclusioni alle quali si arriva oggi in Italia quando si cerca di spiegare il quadro socio-politico. "Con tutti i finanziamenti europei che arrivano in questa terra, la Sicilia dovrebbe essere come la Svizzera. Dove sono finiti i soldi? nelle tasche dei soliti noti. Invece di sistemare quartieri come lo Zen o il Borgo Vecchio, che si preferisce mantenerli in questo stato di degrado per avere fucine di persone che cercano riscatto, perché non vogliono essere 'nessuno 'mmiscatu cu nienti' e così si arruolano nella mafia, per avere rispetto e riconoscibilità, per diventare classe dirigente occulta. La mafia si sconfigge dando lavoro onesto, ma soprattutto dignità sociale". Sono le parole del magistrato che tengono col fiato sospeso gli intervenuti, e continua: "Negli anni '80 e '90 quando si scopriva che un politico era colluso con la mafia si ci vergognava, ci si indignava. Adesso siedono in parlamento. In Italia si va avanti per rimozione, la televisione non ne parla e allora i fatti non esistono, come il sotterramento del caso Andreotti".

Alle 23 quando nelle altre due città stanno smontando le attrezzature a Palermo ci sono ancora tante domande fatte dal pubblico presente in sala al magistrato siciliano, quasi tutte arrivavano alla stessa conclusione: "noi cosa possiamo fare?" e Scarpinato tirando un sospiro, non certo di sollievo, risponde così: "Io ad esempio faccio il magistrato in un certo modo, se passerà la legge sulle intercettazioni sarò costretto ad occuparmi solo di ladruncoli. Quello che secondo me si dovrebbe fare è riprenderci la televisione di stato, riprenderci la verità. Mantenete alta l'attenzione e ricordate quello che accade, la memoria è importantissima, ricordatevi di Sciascia e di Pasolini, due intellettuali non assoggettati al potere politico. Dobbiamo salvare la scuola pubblica e ai giovani dico: studiate, studiate, studiate perché solo chi conosce la realtà può cambiarla".
(di Alessia Rotolo)

Studenti in visita nel covo di Riina

 Studenti in visita nel covo di Riina
Si è inaugurato con la visita della villa dell'imprenditore che ospitò il boss Totò Riina durante la latitanza, da poco assegnata all'Ordine dei giornalisti della Sicilia, il percorso educativo sulla legalità, che coinvolge una rappresentanza di studenti delle scuole superiori della provincia di Vicenza, degli allievi dell'Iiss "Stenio" e della scuola media "Tisia d'Imera" di Termini Imerese. Un gemellaggio, giunto alla sua terza edizione, all'insegna della cultura antimafiosa.
Quest'anno è stato scelto il tema "Il giornalismo che non muore", per non dimenticare l'importante contributo dato dai tanti giornalisti uccisi dalla mafia. Proprio per questo la prima tappa dell'itinerario è stata l'incontro con il presidente dell'Ordine dei giornalisti della Sicilia, Franco Nicastro, che ha spiegato ai ragazzi l'importanza dell'informazione, come strumento di consapevolezza del fenomeno mafioso e di formazione di una coscienza civile contro le mafie e l'illegalità.
Gli studenti, subito dopo, si sono spostati a Piana degli Albanesi per visitare i luoghi dell'eccidio di Portella della Ginestra, dove poi hanno pranzato presso l'agriturismo sorto sui beni confiscati ai boss, gestito dalle cooperative di LiberaTerra. Nel pomeriggio i ragazzi faranno tappa a Brancaccio per scoprire da vicino la figura di don Pino Puglisi e il contesto in cui operava il prete ucciso da Cosa nostra. Qui incontreranno i volontari del "Centro Padre Nostro", fondato da don Pino, che ancora oggi portano avanti la sua azione educativa nel territorio, per dare ai giovani del quartiere delle alternative al disagio e alla devianza criminale.
Il percorso raggiungerà il suo momento clou lunedì, quando i ragazzi parteciperanno all'inaugurazione della mostra "Il giornalismo che non muore", allestita dagli studenti delle scuole terminate, presso i locali della scuola media "Tisia d'Imera".